Una geografia interiore | testo curatoriale

Questo è un articolo curatoriale scritto da Camilla Pigato della serie Maps of Time and Rome.

Dietro la forma visibile di una città si nascondono infinite possibilità di significato. Sotto una mappa geografica, che incastra strade, piazze, edifici, si tesse una trama silenziosa di ricordi, di emozioni e di legami istituiti con i luoghi. È una dimensione emotiva, più che topografica, che si costruisce all’interno di ciascuno mentre gli spazi continuano ad esistere nella loro dimensione fisica. È in questa ambigua relazione che si inserisce la serie Maps of Time and Rome, la ricerca artistica di Claudia Palmira che rilegge la città di Roma attraverso la memoria, trasformando la cartografia in uno strumento di esplorazione poetica.

Claudia Palmira si è trasferita a Roma nel 2006: «quando sono venuta a Roma non conoscevo la città, era tutto nuovo», rivela l’artista newyorkese. Il suo modo di pensare, astratto e non lineare, si è così scontrato con il simmetrico caos di Roma, una città dall’equilibrio complesso. Tramite le persone conosciute e le esperienze vissute, la città assumeva però dei caratteri sempre più personali, e ogni via, monumento o piazza si colorava di un nuovo significato. La serie Maps of Time and Rome, datata 2018, è l’espressione di tale lettura della città. Roma viene presentata attraverso la mappa storica del cartografo Giambattista Nolli (Como, 1701 – Roma, 1756), con la quale l’artista confessa di aver avvertito «una connessione» dato il comune intento di decifrare uno spazio urbano. Nolli si propone di restituire un’immagine ordinata e leggibile della Roma settecentesca, documentandone con precisione la complessa articolazione spaziale. Tale riorganizzazione, razionale e minuziosa, viene reinterpretata da Claudia Palmira attraverso la sovrapposizione di una percezione emotiva e soggettiva, che nella visione dell’artista è più importante. La città si trasforma sotto gli occhi dell’artista, mutandosi in un intreccio di sguardi ed emozioni personali.

La natura composita della serie, realizzata attraverso l’impiego di carta, acrilico e altri materiali su supporto ligneo, è indicativa. Il collage assume, in questo processo, un significato che va oltre la tecnica artistica. La composizione diventa il luogo di incontro tra le tracce del passato e del futuro, tra la memoria custodita nella cartografia e quella che prende forma nello sguardo dell’artista. È una stratificazione del tempo: la Roma della pianta di Nolli del 1748 entra in comunicazione con la visione del 2018 dell’artista, mettendo in relazione due momenti storici. Si crea un confronto che ha come punto in comune la memoria, che non è mai una ricostruzione immobile del passato, ma un continuo processo di reinterpretazione.

Ciascuna opera restituisce il rapporto personale dell’artista con la città. In Centro Pink i toni caldi e delicati del rosa, dell’arancione e del viola colorano il rione Borgo, evocando la sensazione di essere innamorati a Roma, «come stare su una nuvola rosa», racconta l’artista. Anche l’opera Baciami riflette i sentimenti dell’affetto, richiamando però la dimensione conviviale della cultura italiana, in cui il bacio sulla guancia è un’espressione quotidiana di familiarità. In Roman Night, la luce della notte avvolge Roma in tinte blu, grigie e azzurre, mentre lo splendore dorato del giorno emerge in Centro Gold, opera che esprime un’idealizzazione aurea nei confronti della città. Questa visione, tuttavia, viene destrutturata in Circular Circuito, che restituisce la confusione e il senso di smarrimento di una metropoli apparentemente senza confini: una sensazione che si manifesta con maggiore intensità in Broken Whole, opera che racconta la nostalgia della propria casa d’origine.

La serie risente dell’influenza dell’artista statunitense Robert Rauschenberg (Port Arthur, 1925 – Captiva, 2008), i cui collage restituiscono la frammentarietà della realtà contemporanea. A questi si affianca la ricerca di Cy Twombly (Lexington, 1928 – Roma, 2011), con la sua gestualità segnica sospesa tra espressionismo astratto e scrittura calligrafica, in cui il segno si trasforma in traccia di memoria e di esperienza.

Una città conosciuta come eterna permette di accedere ad una dimensione sconfinata, con la quale è possibile leggere il mondo non per ciò che è, ma per ciò che ci fa sentire. Forse è proprio qui che si trova il senso più profondo di queste opere: nella possibilità di riconoscere che ogni luogo possiede una mappa interiore. Gli edifici possono essere descritti, le strade possono essere tracciate, le città rappresentate; ma il legame che ci unisce ai luoghi appartiene ad una geografia più intima, che risiede nella nostra emotività.

–Camilla Pigato
2026