“soffio leggero” | il testo curatoriale

Il seguente è il saggio curatoriale scritto da Mattia Andres Lombardo sulla mostra personale, Inner Calligraphics, presso la galleria Studio DFB a Roma, dal 16 al 30 aprile 2026. La mostra è curata da Lombardo e Anamarija Runtic, ed è ospitata da Alberto Di Fabio.

 

“Nulla mantiene il suo aspetto, e la natura, rinnovatrice delle cose, trae forme dalle forme. Nulla, credetemi, perisce nell’universo intero, ma tutto varia e muta il proprio volto.”

Ovidio
Metamorfasi
Libro XV, 252-255

L’insegnamento centrale delle Metamorfosi di Ovidio risiede nell’idea che tutto muta, nulla rimane fermo o soccombe per sempre (omnia mutantur, nihil interit). Il poema non è solo una raccolta di miti, è un’avvincente e profonda riflessione sulla fluidità dell’universo e dell’identità umana. Un’idea, questa, che ha influenzato profondamente tutto il lavoro di Claudia Palmira, artista newyorkese di nascita, ma romana d’adozione.

Inner Calligraphics il nome scelto  per la sua personale a Studio DFB, una calligrafia interiore che vuole ghermire sguardi esterni. Opere che cercano empatia, qualcosa che stiamo tragicamente perdendo.

Un’esposizione antologica e mutevole che riunisce tecniche diverse, dall’inchiostro sumi su legno, all’arte digitale, opere che si muovono fluidamente tra significato e la sua metamorfosi verso una vibrazione segnica. Le opere di Claudia Palmira attraversano il percorso simbolico che può compiere una parola, la quale si trasforma in simbolo non da decifrare, ma da riconoscere e fare proprio nell’attimo in cui si osserva.

Una calligrafia interiore che inizia come scrittura evocativa per poi dissolversi in grafismi astratti e inconsci. Dove una parola cede, un’altra s’accosta e si scioglie.

L’inchiostro sumi, denso e abbondante, dipinge la parola beauty, parola simbolo che vuole emanarsi e frantumarsi su tutto il lavoro di Claudia. Le parole si moltiplicano, gli intrecci di segni prendono vita sulla carta in una metamorfosi dinamica che richiama gli eleganti grafismi della scrittura giapponese, ma soprattutto i Dibujos Escritos dell’artista argentino Leon Ferrari. Manoscritti che rimandano a una scrittura invisibile e interiore creata per essere letta col terzo occhio, quello della consapevolezza superiore, ammiccando così a poetiche di matrice surrealista.

Ovid il nome dei 3 grandi legni di Claudia. Un omaggio alla forza cinetica delle metamorfosi ovidiane, legni dove ciò che si trasforma è in primo luogo il colore, impaziente di saturare il meraviglioso della favola con il mutamento della natura.

Nulla muore, tutto si muove; come il respiro di Claudia che soffia leggero in un tempo pesante.

Una calligrafia dell’anima che si muove come un’onda interiore, dando vita a un flusso grafico perpetrabile ipoteticamente all’infinito, un mantra nel quale perdersi.

–Mattia Andres Lombardo